Il primo posto di Fernando e lo specchio degli All Blacks – 5/2018

Alonso rinuncia alle rinunce. Lo squadrone del rugby porta in mischia la sua autocritica. E Aaron Durogati, che rispetta il concetto di paura, si migliora gestendola in maniera funzionale.

 

Questa settimana abbiamo scelto per voi questi hashtag

  • #AUTUNNO
  • #RINUNCE
  • #ABITUDINE
  • #PISCINA
  • #CUORE
  • #PRESSIONE
  • #PAURA

Scopriamo insieme perché.

 

#AUTUNNO

 

“Il momento migliore a casa è l’autunno. Mi regala una pace incredibile per la natura, i colori, i camini che iniziano a fumare. Manca poco alla stagione, mano a mano mi riempio di energie e poi si parte”

(Federico Pellegrino a Stefano Arcobelli)

 

#RINUNCE

 

“Ho dedicato tutta la mia vita ad avere successo nello sport e così rinunci agli amici, a una moglie, ai figli, alla privacy e al tempo libero. Dopo diciotto anni è il momento di mettere questo al primo posto”

(Fernando Alonso a Luigi Perna)

 

#ABITUDINE

 

“Gli All Blacks hanno da sempre una regola: prima di criticare devi guardarti allo specchio. Siamo abituati a chiederci ‘dove ho sbagliato’. Se lo fai, capisci come migliorare”

(John Kirwan a Simone Battaggia)

 

#PISCINA

“I miei genitori mi hanno portata ovunque, a tutte le ore e mi hanno insegnato che anche i sogni vanno costruiti un tassello alla volta. Non appaiono e scompaiono di colpo”

(Margherita Panziera a Giulia Zonca)

 

#CUORE

 

“La fiducia in se stessi è la chiave per emergere. Bisogna credere sempre nelle proprie capacità e ascoltare solo le persone che ti hanno davvero a cuore”

(Max Verstappen a Luigi Perna)

 

#PRESSIONE

 

“Io quando gioco non mi diverto mai. Le pressioni, la gente che ti viene a vedere, la società che ti paga lo stipendio, la squadra che si aspetta tanto da te, e se fai un gol sei un dio, se lo sbagli sei una m…”

(Rodrigo De Paul a Fabrizio Salvio)

 

#PAURA

 

“Ho sempre paura, ma forse è proprio grazie alla paura che sono diventato quello che sono. La mia forza è che riesco a gestirla in maniera funzionale”

(Aaron Durogati a Giuseppe Benedini)

 

 

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