Irma Testa

Irma Testa
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Un gancio per il riscatto e uno per il successo. Nel corso della sua vita Irma Testa ha dovuto superare molte difficoltà per arrivare al successo e, già a 21 anni, è considerata una tra le più vincenti pugili della storia italiana.

Irma fin dalla sua infanzia, a Torre Annunziata, ha dovuto combattere contro i pregiudizi di una ragazza cresciuta tra povertà e quartieri difficili, “non mi capacitavo della distinzione di casta che c’era tra me e un altro compagno di scuola, con la casa perfetta e nella parte bella della città, mentre il mio palazzo cadeva a pezzi. Oggi so che quella rabbia è servita per avere la cazzimma in più che mi ha portato ad essere chi sono oggi”.

La rabbia accumulata in quegli anni era un fuoco che le ardeva dentro e doveva essere tramutata in energia positiva. Per farlo, però, aveva bisogno di una figura che le aprisse gli occhi e la mettesse davanti ad un bivio: “il mio maestro Lucio Zurlo un giorno mi ha preso dalla strada e mi ha portato alla sua palestra, come fa con altri ragazzi dei miei quartieri. Mi ha fatto fare un allenamento di boxe e mi ha detto che cosa volessi fare nella mia vita. Se continuare a rovinarmi oppure diventare un qualcuno. Ho deciso di prendere la seconda strada”.

Per Irma la boxe è stata amore a prima vista, infatti ha capito fin da subito che quello sarebbe stato il suo sport prediletto e lo ha difeso anche nei momenti più difficili, in particolare quando veniva presa di mira perché il pugilato femminile non era ancora famoso e molto spesso esclusa dagli allenamenti. Ma il saper incassare i colpi è una delle abilità che ti insegna la boxe, e Irma l’ha saputa trasferire anche fuori dal quadrato. Il pugilato per lei è stata anche una scuola di vita, perché ti costringe a “rispettare l’avversario anche se sai che vuole quello che vuoi tu: una vittoria e in certe occasioni anche una medaglia. Se ho imparato il rispetto verso qualcuno con cui mi sto per menare, perché non dovrei mantenerlo con qualsiasi altra persona che incontro per strada e nella vita in generale?”.

Quando si pratica sport si devono affrontare anche momenti difficili, soprattutto dopo le sconfitte ti assale il dubbio di non farcela e la gestione dei fallimenti diventa fondamentale. La stessa Irma, al termine delle Olimpiadi di Rio, ha pensato a lungo di “abbandonare tutto e cambiare vita. Ero abbattuta e la delusione che ho provato è stata indescrivibile. Ho pensato ai sacrifici fatti, agli anni persi che non tornano più e mi sono un po’ demoralizzata. Ma ho trasformato questa rabbia in motivazione per arrivare a Tokyo 2020 con la giusta carica”. È stato senza dubbio questo il momento più difficile della carriera da pugile della ragazza di Torre Annunziata, che è poi diventato il fulcro del film autobiografico dal titolo “Butterfly” a lei dedicato. Titolo che riprende il soprannome di Irma, Butterfly appunto, che si ispira alla celebre frase di Muhammad Ali “vola come una farfalla e pungi come un’ape”, e che rispecchia perfettamente il suo modo di boxare: veloce, aggressivo ed esplosivo.

Nonostante a 14 anni sia stata costretta a lasciare casa, Irma ha mantenuto un rapporto molto stretto e viscerale con la sua terra, e lo dimostra il progetto “Verso il Sol Levante” di Juice Plus+ a cui tiene particolarmente. Con questa iniziativa, infatti, ha deciso di donare materiali, attrezzature

e finanziare la ristrutturazione di alcune parti della palestra ASD Boxe Vesuviana di Torre Annunziata, per la gioia del suo primo maestro Zurlo, “quando l’ho detto a Lucio, si è messo a piangere, non ci credeva”.

Per ribadire la sua napoletanità, al termine della semifinale (vinta) ai recenti Europei di Madrid, quando l’arbitro le ha alzato il braccio per riconoscerne la vittoria, Irma, tra le lacrime, ha gridato “Sono di Torre Annunziata!”.

Il poco tempo che ha a disposizione Irma lo sfrutta leggendo molti libri, ne è un’accanita lettrice, e ascoltando la musica per rilassarsi e recuperare le energie. La sua figura preferita in campo artistico è la pittrice Frida Kalho, che l’ha ispirata per la sua tenacia e la passione per il proprio lavoro.

Con il suo attuale tecnico Emanuele Renzini si sta preparando per arrivare al meglio alle Olimpiadi di Tokyo 2020, suo obbiettivo dichiarato, perché, “se a Rio sono stata la prima pugile donna ad andare ai Giochi Olimpiadi, in Giappone voglio essere la prima a vincere una medaglia, per scrivere un altro pezzetto di storia”.

Carriera

Irma Testa ha incominciato a fare pugilato presso la società della Boxe Vesuviana di Torre Annunziata con il tecnico Lucio Zurlo. È alta e dal fisico longilineo, che ha affilato ulteriormente nell’ultimo anno, passando da 60 a 57 kg, per essere ancora più rapida e veloce nel combattimento. Fin dall’inizio della sua carriera ha scalato rapidamente le vette dei maggiori eventi internazionali: la sua prima medaglia è il bronzo conquistato nell’Europeo Junior 2013 in Ungheria. Nello stesso anno ai Mondiali Juniores di Albena ha conquistato la sua prima medaglia d’oro a livello internazionale. Nel 2014, si è laureata campionessa europea ad Assisi e, sempre nella stessa stagione, si è riconfermata ai Mondiali femminili juniores di Taiwan.

Nel 2016 è stata la prima pugile donna italiana a qualificarsi ad un Olimpiade, arrivando fino ai quarti di finale, venendo sconfitta dalla campionessa mondiale e futura campionessa olimpica dei pesi leggeri Estelle Mossely.

Assorbita la delusione della sconfitta olimpica Irma ha conquistato la medaglia di bronzo ai Campionati dell’Unione Europea di Casciaca nel 2017.

Nell’agosto 2019 si è laureata campionessa europea nei campionati svoltisi a Madrid, nella categoria 57 kg (pesi piuma) sconfiggendo l’inglese Karris Artinsgtall con verdetto unanime.

Palmares

Europei: Oro Madrid 2019 nei 57 kg

Campionati dell’Unione Europea: bronzo Cascia 2017

Europei Youth: Oro Assisi 2014, bronzo Ungheria 2013

Mondiali Juniores: Oro Albena 2013, Taiwan 2014

Argento alle Olimpiadi giovanili